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Stuzzicadenti - Creatività, brutto-bello e rientri

28 agosto 2026

Editoriale

a cura di

Antonio Paratore

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Founder & CEO

Più è personale, più è creativo

Ultimamente mi interrogo su una cosa abbastanza stupida: di tutto quello che guardo tra TikTok e Reel prima di dormire, il giorno dopo non mi resta praticamente niente. Per giunta tendo pure a salvarli- non si sa mai, magari un giorno di questi mi metto a coltivare lattuga in idroponica vah.

Quaranta minuti buoni passati a scorrere e non saprei ripetere nemmeno una cosa vista.

Invece continuo a ricordare perfettamente del tizio seduto al tavolo accanto al mio che raccontava a due amici una storia lunghissima su suo cugino, una barca e un malo dentice pescato al tramonto vicino Riposto (che ho ascoltato fino alla fine facendo finta di guardare altrove)

Credo che la questione stia tutta lì, in quella differenza.

I contenuti brevi hanno smesso di stuzzicarmi perché ormai tutto è la copia di tutto. 

Un messaggio nasce da qualche parte, viene ripreso, riscritto, ritagliato, rimontato con un'altra voce sopra e a ogni passaggio perde un pezzo della traccia iniziale finché nessuno si ricorda più da dove fosse partito.

A furia di ripetersi, quel messaggio smette di essere l'idea di qualcuno e diventa una verità consolidata, una di quelle cose che si dicono a cena mentre tutti annuiscono, che i politici ripetono per parlare alla pancia degli itagliani.

Le storie che mi restano attaccate, invece, sono sempre quelle che poteva raccontare soltanto chi le stava vivendo.

Più una cosa è personale e più diventa creativa, perché è l'unico materiale che nessuno può copiarti davvero: la forma si ruba da sempre e va benissimo così, ma il legame con chi guarda nasce solo quando dall'altra parte c'è qualcuno che ci ha messo qualcosa di suo.

Per lo stesso motivo mi fanno tenerezza i brand che continuano a fare gli amiconi, quelli che parlano la lingua dei social e te lo vogliono pure far notare, invecchiati male come il greenwashing. 

Sapere come funziona un social non è più un perk aggiuntivo, è una competenza base.

In un mondo fatto di contenuti spezzatino, forse quello che serve è uno spezzatino vero: uno di quelli che restano sul fuoco tre ore, riempiono di profumo tutta la casa e arrivano a tavola interi.

Che uno se lo gusti lentamente dall'inizio alla fine o se lo divida in tante piccole porzioni, resta il fatto che qualcuno, prima, ha acceso il fuoco e ha aggiunto tutti gli ingredienti con la giusta pazienza.

Campagne, long content, messaggi che seguono una traccia lunga e non si esauriscono in trenta secondi.

Non ho una teoria più raffinata di questa. So soltanto che le cose che mi porto dietro sono quelle che qualcuno ha avuto la pazienza di vivere e che raccontare storie serve ora più che mai.

Settembre è il vero start dell’anno per chi lavora, quindi approfitto dell'inizio dell'anno scolastico per sbilanciarmi in una previsione: i prossimi mesi non premieranno chi pubblica di più, ma chi ha qualcosa di suo da dire e la pazienza di dirlo per intero. A giugno ci sarà chi si ritroverà con quattrocento contenuti alle spalle senza che nessuno ne ricordi uno e chi invece ha acceso il fuoco e può finalmente portare qualcosa in tavola.

Io da parte mia ci provo. Ci rivediamo a febbraio per il pagellino :)

Stuzzichini

a cura di

Alessandra Giuffrida

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CCO

Locandina brutta, sono con te

C’è un sentimento che mi rassicura, un dolce senso di familiarità, che si accende ogni volta che mi imbatto nel Comic Sans all’interno di una comunicazione medica ufficiale o in una grafica improbabile che pubblicizza un evento comunale o di quartiere. In quel margine fatto di scelte discutibili, ho sempre trovato una grandissima forza espressiva e, indubbiamente, anche una forma di verità.

Negli ultimi tempi, però, anche questo piccolo universo sembra essersi uniformato. La velocità produttiva e la semplicità di utilizzo dell’AI sembrano aver intaccato anche questo settore, raschiando via ogni essenza di individualità per rendere tutto fin troppo patinato. 

Attenzione: non è mia intenzione criticare l’uso dell’AI generativa in termini generali (la utilizzo fin troppo per potermelo permettere) ma invitare a una riflessione più attenta sul tema dell’identità.

Qualche settimana fa mi è capitato sotto gli occhi un carosello de Il Post in cui Pietro Minto analizzava come l’AI si sia impossessata anche delle sagre. 

Minto evidenzia con estrema chiarezza come la specifica estetica delle locandine di paese sia passata dal kitsch fatto in casa a un susseguirsi di sfondi neri, scritte con finti effetti pennello e - aggiungo io - personaggini sorridenti alla Miyazaki. 

È quello che viene ormai chiamato AI Slop,  la sbobba visiva generata in massa. Come ha spiegato l’esperto di cultura digitale Simon Willison, non tutti i contenuti promozionali sono spam e non tutti i contenuti generati dall'IA sono spazzatura, ma quando le immagini vengono generate senza criterio e propinate a qualcuno che non li ha richiesti, "spazzatura" è il termine perfetto per descriverle.

Una parte di questa sbobba nasce da un meccanismo molto semplice: quando uno strumento potente finisce nelle mani di chi non ha ancora sviluppato un metodo o un'intenzione progettuale precisa, è facile fermarsi alla prima soluzione che sembra funzionare. È quello che viene definito  default effect: accettare la prima proposta visivamente passabile invece di usarla come punto di partenza.

Senza una cultura visiva solida, senza un'intenzione progettuale precisa, l'AI produrrà sempre la stessa estetica: quella patina lucida, satura e piatta che ormai tutti riconosciamo a colpo d'occhio.

Il problema di questa produzione non è la bellezza, è il vuoto. La vecchia grafica aveva il difetto di essere brutta, è vero, ma raccontava folklore, storia, radici. Dietro quel Comic Sans c’era una persona vera, un’intenzione genuina di comunicare, un limite tecnologico superato dall'entusiasmo - e qui non posso che citare i bellissimi contenuti di valentinospadoni su ‘Il grafico dei buongiornissimo’ e simil. 

Guardare queste locandine ci spinge a una riflessione generale su come avere gli strumenti non significa avere un linguaggio. E generare un'immagine non significa necessariamente progettare una comunicazione. Per noi che ci occupiamo di comunicazione, questa non è una semplice parentesi nostalgica, ma un’analisi aperta su come lavoriamo: come possiamo usare l’AI affinché diventi reale espressione di identità?

Nel dubbio, io preferisco ancora il brutto: amica locandina, stai tranquilla, non ti abbandono.

Per approfondire:

L’articolo de Il Post.

Cos'è l'AI Slop, il nuovo termine per i contenuti visivi di bassa qualità generati in massa.

Esempio archivio digitale Sagre Brutte

ASSAGGI

a cura di

Paolo Spartano

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Art Director

Salite e discese da rientro

Il rientro dalle ferie è un piccolo dramma, c'è poco da fare. Una parte di noi rifiuta tutto quello che aveva lasciato: le sveglie, le scadenze, le cose rimaste a metà. L’altra sa che, prima o poi, bisogna ricominciare.

All’inizio serve disciplina per riprendere in mano quello che avevamo rimandato "a settembre"; poi, non senza fatica, i gesti tornano familiari e la routine riprende il proprio ritmo. Questa playlist accompagna esattamente questo passaggio: parte dal rifiuto, attraversa la fatica e lo smarrimento, fino a ritrovare una direzione e una carica nuova (quella che, a volte, solo la musica riesce a dare).

Per questo, stavolta, l’ordine conta. Non è una raccolta da ascoltare in shuffle, ma un percorso da seguire dall’inizio alla fine. Una colonna sonora per tornare lentamente dentro le proprie giornate.

Riprendi a pedalare :) link alla playlist

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